Il nostro organismo è composto al 60% di acqua, e per mantenere una corretta idratazione è importante bere almeno 1,5 l di acqua al giorno. Ma quale acqua è meglio utilizzare, l’acqua minerale o l’acqua del rubinetto?

Entrambe sono acque potabili e sicure, cioè devono rispettare determinati parametri di legge in termini biologici (devono essere “microbiologicamente pure”) e chimico/fisici (non devono contenere “inquinanti” al di sopra di determinate soglie e rispettare precisi parametri fisici). Comunemente nelle nostre zone l’acqua del rubinetto viene considerata di qualità inferiore rispetto all’ acqua in bottiglia per via della elevata durezza (presenza di calcare) e perché vi sono aggiunti composti clorurati al fine di impedire la proliferazione batterica durante il passaggio nelle tubature, che conferiscono all’acqua un sapore sgradevole. Tuttavia, da un punto di vista economico ed ecologico, consumare acqua del rubinetto evita la produzione di bottiglie di plastica ed è a “chilometri zero” perché l’acqua non viaggia per lunghi tragitti su inquinanti TIR, eliminando il consumo di combustibili e l’emissione di polveri sottili. Per non parlare dello smaltimento: ad oggi in Italia solo un terzo delle bottiglie di plastica viene riciclato, la restante parte confluisce in discarica o nell’inceneritore. Quindi l’acqua del rubinetto non inquina, l’acqua in bottiglia sì.

Come far fronte però al problema del sapore sgradevole? In commercio esistono diverse soluzioni: le caraffe filtranti (per uso casalingo) e i depuratori a microfiltrazione o ad osmosi inversa che esistono anche nelle versioni per uso pubblico o per esercizi commerciali. L’obiettivo di tutti questi sistemi è quello di eliminare le componenti sgradevoli disciolte nell’acqua, principalmente clorurati e calcare.

L’utilizzo delle prime è sicuramente più economico e pratico però più pericoloso da un punto di vista microbiologico. I filtri contenuti nelle caraffe infatti, oltre alla tendenza a rilasciare ammonio e nitriti se non sostituiti come prescritto, favoriscono il ristagno dell’acqua aumentando la proliferazione batterica (coliformi totali e fecali). Se si hanno in casa delle caraffe filtranti, è importante pertanto cambiare spesso i filtri, conservare l’acqua in frigorifero e consumarla entro la giornata.

Una più efficace alternativa è l’installazione di un depuratore a microfiltrazione o ad osmosi inversa. La microfiltrazione avviene con una tecnica simile a quella della caraffa filtrante, ma con filtri di dimensioni maggiori e che comunque vanno sostituiti regolarmente. L’osmosi inversa è un processo in cui si forza il passaggio delle molecole di solvente dalla soluzione più concentrata alla soluzione meno concentrata. Viene realizzata con una membrana che trattiene le sostanze inquinanti da una parte impedendone il passaggio e permette di ricavare il solvente puro (l’acqua) dall’altra. Poiché questo processo elimina la sostanziale totalità delle sostanze disciolte, è generalmente presente anche un sistema di rimineralizzazione, necessario per rendere l’acqua adatta da bere. L’acqua di rubinetto, microfiltrata o osmotizzata, è quindi più gradevole da bere e consente di mantenere un basso impatto ecologico, una buona sicurezza a patto di eseguire regolarmente le manutenzioni previste, e costi generalmente più bassi dell’uso dell’acqua in bottiglia.

La Casa dell’Acqua installata a Budrio è un depuratore ad uso civile che utilizza la doppia tecnologia della microfiltrazione e dell’osmosi inversa, andando ad abbattere quindi sia l’elevata durezza dell’acqua del nostro territorio (la quantità di carbonato di calcio – calcare) sia la concentrazione di cloro e delle altre sostanze disciolte. Questo impianto è decisamente più sicuro rispetto all’acqua trattata per mezzo delle “caraffe filtranti” poiché ne è garantita la manutenzione e la pulizia periodica da parte della ditta installatrice.

Ci sono però delle avvertenze da seguire che riguardano l’accortezza da parte del consumatore ad utilizzare sempre bottiglie di vetro ben pulite e senza residui di sapone, non bere direttamente dalla bottiglia e utilizzare l’acqua dopo al massimo tre giorni dal filtraggio. Un’acqua potabile alla sorgente, se non correttamente conservata, perde le sue caratteristiche di potabilità in particolare dal punto di vista batteriologico. Piccole pillole di igiene, fondamentali come quella di lavarsi le mani prima di mangiare, che consentono di preservare le qualità organolettiche dell’acqua e renderla sicura da bere.

Concludendo, non esiste un acqua “perfetta” da bere, fra le tante sta a noi scegliere quella più indicata a seconda dei diversi stati fisiologici o patologici e senza sottovalutare l’aspetto economico ed ecologico.

Budrio Next, 15 settembre 2014

http://www.budrionext.it/?p=15281

 

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